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Set14

Efficienza energetica nella architettura

Materiali per l’efficienza energetica in architettura.

La Direttiva europea EPBD2 e le varie normative di recepimento promulgate dagli stati membri, costituiscono una forte innovazione normativa nel settore delle costruzioni edilizie, nonché una forte innovazione nel ruolo e nel peso che va ad assumere la questione dell’efficienza energetica degli edifici. Per la prima volta si parla infatti di edifici ad energia quasi zero, ovvero edifici che dovranno prescindere dall’utilizzazione delle fonti energetiche esauribili. Così come un prodotto innovativo può richiedere una trasformazione ed una innovazione dei processi produttivi ai fini della sua realizzazione, analogamente una simile innovazione normativa richiede una innovazione che, in questo caso, coinvolge necessariamente prodotti e processi.

Per perseguire tali innovazioni occorrono spinte di tipo demand pull e di tipo research push, ovvero spinte che nascono da un lato dall’esigenza che si deve soddisfare e che conducono verso la concezione di nuovi materiali, nuovi prodotti e nuovi processi, e dall’altro dalla ricerca scientifica e dall’applicazione dei risultati della ricerca nell’obiettivo di formalizzare i nuovi materiali, i nuovi prodotti ed i nuovi processi.

Certamente non si può pensare di fornire adeguate ed efficaci risposte, all’interno del descritto scenario ambientale e normativo, nonché all’interno dei delineati nuovi quadri esigenziali, utilizzando materiali e tecnologie tradizionali.

In Italia il Dlgs 115/2008 dispone di non computare per la determinazione dei volumi, delle superfici  e dei rapporti di cubatura, quelle parti delle nuove edificazioni che presentino lo spessore delle murature esterne e degli elementi di copertura superiore ai 30 cm e fino ad ulteriori 25 cm, qualora l’aumentato spessore sia finalizzato al raggiungimento di specifiche percentuali di miglioramento della prestazione energetica, concedendo quindi dei “bonus volumetrici”. Confrontando tali istanze normative con quelle più recenti, che richiedono non piccole percentuali di miglioramento energetico-prestazionale ma una efficienza energetica tale da garantire “edifici ad energia quasi zero”, appare chiaro come la strada di concedere scomputi di cubatura ai fini di favorire l’aumento delle dimensioni delle strutture di involucro e di implementare capacità di isolamento termico da conseguire attraverso i tradizionali materiali di coibentazione, risulti in prospettiva poco praticabile, a meno di considerare spessori delle strutture di involucro quantomeno anacronistici. Meglio sarebbe, indubbiamente, incentivare la ricerca e la sperimentazione, rispetto tali obiettivi ed esigenze. Ricerca e sperimentazione peraltro già avviate trasferendo nel settore dell’edilizia tecnologie e materiali sviluppati in settori differenti, come nel caso dell’isolamento ultrasottile e multiriflettente, mutuato dall’ingegneria aerospaziale; oppure, sotto spinte demand pull, sviluppate nell’ambito della nanoinnovazione e di quel nuovo settore della ricerca tecnologica che va sotto il nome di nanotecnologia, quale scienza che studia metodi e tecniche per la manipolazione della materia su scale dimensionali inferiori al micrometro[1] con l’obiettivo di produrre materiali caratterizzati da nuove e specifiche caratteristiche chimico-fisiche: “Al fine di corrispondere ai requisiti imposti oggi ai prodotti ed agli edifici, i materiali debbono essere capaci di contemperare esigenze radicali opposte….Ampliare gli attuali orizzonti della ricerca e della tecnologia richiede sostanze che potrebbero apparire in contraddizione con le consuete leggi della chimica e della fisica…Oggi il legno può essere trattato allo stesso modo dei materiali sintetici, la ceramica può essere saldata, ed il metallo lavorato a maglia[2]. Seguendo ed implementando queste spinte di innovazione tecnologica potremmo quindi evitare di recedere ad uno stato pre-gotico, nel quale non si poteva prescindere dalle spesse masse murarie, in quel tempo per ragioni strutturali.

Fig.1 – Immagine al microscopio del PCM “Micronal” della BASF

(tratta dal sito http://www.micronal.de)

Vernici nanoisolanti, aerogel, materiali a cambiamento di fase (Phase Change Material – PCM), isolanti a film sottile, sono questi i materiali e le tecnologie che possono aprire a nuove modalità di approccio progettuale e tecnico-realizzativo nell’obiettivo di raggiungere elevatissimi livelli di efficienza energetica.

Domenico D’Olimpio


[1] Generalmente comprese tra 1 e 100 nanometri. laddove il nanometro (nm) corrisponde ad un miliardesimo di metro.

[2] Nicola Stattman, “Ultra light – Super Strong: A New Generation of Design Materials”, edition form Birkhauser, Basel, 2003.

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