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Set08

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L’Italia non si fida dell’eolico off-shore.

Gli impianti eolici off-shore rappresentano una variante dei parchi eolici tradizionali: sono costruiti in mare e non sulla terraferma.
Wind farms formate da generatori installati in mare rappresentano un’ottima soluzione per i paesi costieri alla ricerca di approvvigionamenti energetici da fonti rinnovabili, una duplice condizione la cui verificabilità, in Italia, è facilmente riscontrabile: siamo o non siamo una penisola in continuo deficit energetico?

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Simulazione di un parco eolico marino.

Può sembrare ripetitivo, ma pur sempre utile, ricordare che in molti altri stati l’eolico off-shore è una realtà già consolidata ed è proprio di qualche giorno fa la notizia della fattibilità di un progetto di questo tipo nel Mare del Nord, che vede coinvolti tutti i paesi dell’area.
Si tratta della creazione di una rete elettrica di distribuzione off-shore vasta 6.200 km che consentirà a Gran Bretagna, Francia, Belgio, Olanda, Danimarca, Germania e Norvegia di razionalizzare al massimo l’energia eolica prodotta dai parchi costruiti nel Mare del Nord, superando il maggior problema connesso a questa fonte energetica, cioè la sua discontinuità.

Greenpeace, oltre a sostenere il progetto del Mar del Nord, ha presentato, lo scorso 29 agosto, il rapporto “Offshore Wind, Implementing a New Power House for Europe”, dal quale emerge che l’eolico off-shore potrebbe fornire il 10% del fabbisogno energetico europeo entro il 2020.
In un contesto come quello fin qui illustrato appare stridente il contrasto con quanto sta avvenendo in Italia e allo scetticismo, per usare un eufemismo, con il quale le regioni italiane coinvolte in progetti di eolico off-shore reagiscono a questo tipo di iniziativa.

E’ nota la dura e ferma opposizione della regione Molise al parco eolico off-shore che dovrebbe sorgere di fronte al tratto di costa compreso tra Termoli e Setaccio, considerato da moltissimi abitanti della regione e dagli organi di governo locale come una sorta di ecomostro che deturperà il tratto di costa interessato.

La vicenda ha avuto lunghi strascichi, ma l’epilogo è ormai vicino: lo scorso 20 giugno, infatti, la Commissione del Ministero per l’Ambiente ha approvato in via definitiva il progetto e già nel corso di questo mese dovrebbe essere rilasciata alla società proponente la concessione demaniale marittima . L’impianto, costituito da 54 torri eoliche, fornirà energia elettrica a circa 120 mila famiglie.

Reazione simile a quella dei rappresentanti politici dei molisani ha avuto il sindaco di Gela, quando ha appreso che l’ENEL ha intenzione di realizzare il suo primo parco eolico marino a largo della costa siciliana, tra i comuni di Licata, Butera e Gela. L’impianto sarà costituito da 115 generatori eolici e sarà in grado di soddisfare il fabbisogno energetico di 390 mila famiglie, con una riduzione di emissioni di anidride carbonica pari a 815 mila tonnellate l’anno.

Il sindaco di Gela, sostenendo che il territorio da lui amministrato è già stato devastato da una scellerata pianificazione urbanistica e che in esso si trovano anche impianti petrolchimici, ha annunciato battaglia per evitare che un altro scempio si compia lungo un tratto di costa, quello che va da Agrigento a Caltanissetta, già danneggiato.

Non si vuole qui prendere posizione contro gli amministratori dei governi locali, né criticare le ragioni addotte contro l’installazione di parchi eolici marini e sarebbe, altresì, inutile disquisire su ciò che sia bello e ciò che sia in grado di deturpare le nostre coste; quel che si vuole testimoniare è che in Italia esistono le condizioni per usare una tecnologia che, dati alla mano, sta producendo buoni risultati nelle aree in cui è operativa e che, forse, sarebbe possibile studiare soluzioni tali da consentire di integrare al meglio le wind farms con le aree marine in cui debbono essere inserite.

Fabrizio Pera

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