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Dic08

Benessere abitativo e comfort ambientale

L’ “umidità dell’aria” nella determinazione delle condizioni di comfort ambientale.

Ai fini di definire, sia in relazione ad un ambito di progetto che ad un ambito esistente, la qualità del comfort ambientale che lo caratterizza, occorre considerare oltre alle componenti ambientali di livello microclimatico soleggiamento e ventilazione, anche la componente “umidità”, in quanto questa, attraverso la sua presenza nell’aria (definita attraverso i valori percentuali di “umidità relativa”), influenza notevolmente le condizioni di comfort ambientale.

La componente ambientale umidità risulta essere funzione di due ordini di fattori:

1. Caratteristiche fisico-costitutive del suolo e, in particolare, della copertura superficiale.

2. Caratteristiche dell’azione combinata, a livello locale, di soleggiamento e ventilazione.

Le caratteristiche fisico-costitutive del suolo danno infatti luogo a zone aventi, potenzialmente, differenti livelli di predisposizione ambientale all’umidità dell’aria. Un suolo artificializzato, costituito ad esempio da un manto di asfalto, determinerà una predisposizione dello specifico sito, all’umidità dell’aria, inferiore rispetto ad una zona caratterizzata da un suolo ricoperto da strutture vegetazionali.

I caratteri fisico-costitutivi del suolo possono dar luogo ad un deflusso delle acque superficiali (ad esempio dell’acqua piovana) più o meno rapido, a fenomeni di imbibizione del suolo e stagnazione delle acque in superficie (come ad esempio accade nel caso di suoli argillosi). Tali situazioni esercitano una diretta influenza nella determinazione del tasso di umidità dell’aria , in conseguenza della quantità di acqua che evaporando va ad innalzare il livello di umidità relativa in ambiente. La presenza della vegetazione influisce in maniera importante nella determinazione del tasso di umidità relativa dell’aria, soprattutto in conseguenza del fenomeno dell’evapotraspirazione superficiale degli elementi vegetali, che provoca in maniera diretta un aumento delle condizioni di umidità.

In sostanza quindi, le caratteristiche di copertura del suolo rivestono, ai fini della determinazione del tasso di umidità relativa (UR%) dell’aria, un ruolo fondamentale, in quanto determinano le dinamiche di drenaggio e allontanamento delle acque superficiali, di evaporazione e di evapotraspirazione.
Ma il fatto che un certo tipo di suolo possa potenzialmente generare situazioni di aria umida in relazione ai suoi specifici caratteri fisico-costitutivi, è una condizione necessaria ma non esclusivamente determinante nel permettere l’effettivo innalzamento dei valori di umidità relativa dell’aria.

Infatti le interazioni tra le altre componenti climatico-ambientali, ossia tra soleggiamento e ventilazione, incidono significativamente nel determinare la situazione effettiva di UR%.
Situazioni di intenso soleggiamento ed alta ventilazione, anche locali, sono ad esempio ostative nei confronti delle condizioni di aria umida, in quanto la radiazione solare asciuga velocemente il contenuto di acqua nel suolo e nell’aria, mentre l’elevata ventilazione evita il “ristagno” delle masse di aria umida. Al contrario, le situazioni di basso soleggiamento e bassa ventilazione risultano fortemente favorevoli alle condizioni di umidità.

Nelle aree urbane, a livello generale, il tasso di UR% dell’aria tende ad essere minore, in conseguenza della ridotta evapotraspirazione del suolo che caratterizza i contesti ambientali costituiti da aree cementificate ed asfaltate, dalla scarsa presenza di strutture vegetali, dal rapido deflusso e smaltimento delle acque meteoriche.

Localmente si possono però instaurare situazioni microclimatiche anche notevolmente favorevoli alle condizioni di umidità, in relazione ad esempio al determinarsi di contesti scarsamente irraggiati dal sole, particolarmente o permanentemente ombreggiati e, nel contempo, scarsamente ventilati a causa della morfologia del contesto, tale ad esempio da determinare situazioni di ombra di vento (vedere anche articolo “Fenomenologie aerodinamiche e Struttura urbana”) che impediscono una efficace ventilazione della zona e quindi la dissipazione delle masse di aria umida.

L’umidità dell’aria comporta, se eccessiva, condizioni di discomfort ambientale sia nel periodo invernale che in quello estivo. Se molto bassa, invece, comporta situazioni negative in relazione al periodo estivo, durante il quale possono verificarsi situazioni di aria eccessivamente secca. Le situazioni ottimali risultano pertanto essere quelle di bassa umidità nel periodo invernale e di aria mediamente umida (UR=50-60%) nel periodo estivo.

Per valutare i differenti livelli di umidità presenti in un particolare ambito territoriale o settore urbano occorrerà pertanto, in relazione a quanto esposto, predisporre dapprima una “mappatura” della zona in esame in funzione delle caratteristiche di copertura del suolo, attraverso la quale individuare gli ambiti che, per le loro caratteristiche costitutive, risultano potenzialmente più o meno umidi; successivamente, analizzando congiuntamente gli effetti del soleggiamento e della ventilazione sul contesto, potrà essere valutato se, in relazione ai diversi ambiti individuati, esistono condizioni microclimatiche detrattive o integrative del livello di umidità dell’aria.

(Bibliografia di riferimento: “La Progettazione del Microclima Urbano”, Domenico D’Olimpio; Edizioni KAPPA, Roma, 2008).

Domenico D’Olimpio

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