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Dic08

Orientamenti Normativi in materia di Energia

I paesi dell’Unione Europea trovano l’accordo sul pacchetto clima-energia.

Il 17 dicembre, a Strasburgo, il Parlamento europeo ha approvato a stragrande maggioranza (610 sì, 60 no, 29 astenuti) il pacchetto clima-energia, confermando in toto l’intesa cui erano precedentemente giunti Consiglio, Commissione e lo stesso Parlamento.

L’approvazione a così larga maggioranza del pacchetto clima-energia, preceduta da mesi di negoziati e di contrastanti opinioni da parte dei Paesi membri dell’Unione, non era affatto scontata, soprattutto se si considera che la posizione dell’Europarlamento è sempre stata, nel complesso, più ambientalista di quella dei singoli Stati.

L’accordo raggiunto conferma lo slogan “20+20+20″, consistente, in estrema sintesi, nell’obiettivo di ottenere entro il 2020 la riduzione del 20% delle emissioni di Co2, l’aumento del 20% delle energie rinnovabili e il miglioramento del 20% dell’efficienza energetica.

Per raggiungere tali risultati è stato stimato un volume di interventi pubblici pari a duecento miliardi di euro, ma, visto che non sono state indicate le regole in base alle quali questa cifra debba essere utilizzata dai singoli Stati, è stato osservato che la cifra di duecento miliardi “rimane qualcosa a metà tra la previsione e l’auspicio”.

L’accordo, per verificare i risultati raggiunti, prevede anche una clausola di revisione del pacchetto dopo il vertice di Copenhagen.
Se, dunque, il modello originario del “20+20+20″ è stato sulla carta confermato, in pratica, però, sono state notevoli le concessioni che il presidente di turno della UE, Sarkozy, e il presidente della Commissione UE, Barroso, hanno dovuto elargire ai singoli Stati per ottenere che il pacchetto venisse approvato prima della fine dell’anno e scongiurare così il rischio che, passando dal 1 gennaio la presidenza dell’ UE dalla Francia alla repubblica Ceca, saltasse tutto il lavoro diplomatico svolto fin qui dalle istituzioni comunitarie.

Per rendersi conto di quanto reale fosse questo rischio, basti pensare che il presidente della repubblica Ceca ha dichiarato che la lotta ai cambiamenti climatici rappresenta “uno stupido lusso” e che gli ecologisti di oggi siano i “nuovi comunisti”.

Nel dettaglio, a partire dal 2013 l’industria dovrà pagare i diritti a inquinare che saranno venduti e scambiati alla Borsa europea delle emissioni, ma i comparti industriali esposti alla concorrenza potranno inquinare gratis (nel senso che non pagheranno alcun diritto) fino al 2020.

L’Italia ha conquistato l’esonero per carta, vetro, ceramica, e tondino; la Germania per calce, acciaio e chimica. Per quanto riguarda le obiezioni avanzate dai pesi dell’ex blocco comunista, il compromesso è stato raggiunto attraverso la creazione di un fondo comunitario che servirà per sostenere il processo di modernizzazione delle industrie di carbone di quei paesi.

Sebbene ambientalisti ed ecologisti ritengano che sia stata tradita l’impostazione originaria del pacchetto clima e che siano stati accettati troppi compromessi, tuttavia è innegabile che un passo in avanti sia stato fatto e ora si attende di conoscere quali strategie verranno messe in campo dall’altra parte dell’Atlantico dall’amministrazione Obama che nella campagna elettorale tanto ha puntato su un’inversione di tendenza in ambito ecologico, rispetto all’amministrazione Bush.

Fabrizio Pera

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