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Mar09

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Vertice di primavera di Bruxelles, nulla di fatto sul fronte della lotta ai cambiamenti climatici.

Il 19 e 20 marzo, sotto la presidenza di turno della Repubblica Ceca, si è tenuto a Bruxelles il consueto vertice UE di primavera e l’agenda degli argomenti da trattare verteva attorno a cinque punti: la situazione economica e la crisi finanziaria; l’energia e i cambiamenti climatici; la politica di vicinato; le relazioni tra l’Unione europea e gli Stati Uniti; la ratifica del trattato di Lisbona.
Per quanto riguarda le tematiche della lotta ai cambiamenti climatici e della promozione delle energie rinnovabili, dal vertice di Bruxelles sarebbero dovute scaturire concrete strategie volte, da un lato, al rafforzamento della sicurezza energetica dell’Unione europea nel medio e lungo termine (anche in vista del II Piano d’azione sulla politica energetica per il biennio 2010-2012 e che sarà adottato fra un anno sotto la presidenza della Spagna) e, dall’altro, allo stanziamento di risorse economiche per finanziare la politica climatica.

Tali aspettative sono state disattese e, di fatto, la posizione di quasi tutti gli Stati membri e del presidente della Commissione europea si è risolta in una sorta di “stand by”: ogni decisione è stata rinviata al prossimo vertice di giugno.

Il Consiglio ha ribadito l’impegno dell’Unione nella lotta ai cambiamenti climatici ed è stato, altresì, confermato l’obiettivo di arrivare alla prossima Conferenza ONU di Copenaghen con una posizione unitaria dell’UE sull’argomento clima, ma per l’analisi degli aspetti relativi ai finanziamenti per le misure da adottare a tale scopo occorrerà attendere ancora tre mesi.

Il motivo di fondo che ha impedito ai 27 capi di stato e di governo riuniti a Bruxelles di agire ora va ravvisato nel fatto che, prima di intervenire concretamente, occorre apprendere la posizione degli altri soggetti coinvolti a livello internazionale, primi fra tutti Stati Uniti e Cina.

Questa strategia dell’attesa del Consiglio europeo va nella direzione opposta rispetto a quanto auspicato dal Parlamento europeo che da tempo spinge affinché l’Unione abbia un ruolo di precursore nel settore delle rinnovabili e nella lotta all’abbattimento delle emissioni di CO2, rispetto alle altre aree del mondo che non hanno ancora assunto iniziative al riguardo.

Di più, il Parlamento europeo ha più volte sottolineato che le energie da fonti rinnovabili, l’efficienza energetica e l’ambiente possono stimolare interventi capaci di creare posti di lavoro “verdi” di alta qualità e, allo stesso tempo, di dare all’industria europea l’enorme possibilità di guadagnarsi la leadership della lotta ai cambiamenti climatici legata anche ad una strategia di ripresa economica.

Le aspettative del Parlamento europeo e delle organizzazioni ambientaliste sono state totalmente disattese; la crisi economica e lo spettro della recessione globale hanno monopolizzato l’attenzione del summit di Bruxelles e, ancora una volta, si conferma la tendenza a considerare le due questioni come inconciliabili se non addirittura antitetiche, quando orami dovrebbe essere chiaro che si tratta delle facce della stessa medaglia.

Fabrizio Pera

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